"L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio. [...] perché i monaci sono veramente tali quando vivono del lavoro delle proprie mani". (RB 48,1.8) Benedetto conosceva il valore del lavoro e già nella sua regola nomina alcune mansioni: abate, priore, foresterario, maestro dei novizi, portinaio, economo e artigiano. Nel corso dei secoli però l'ambito lavorativo dei monaci è mutato parecchio. Se inizialmente i monaci lavoravano solo in convento, ben presto si aggiunsero le parrocchie e le scuole, dato che erano quasi tutti sacerdoti. Il cambiamento si vede anche nei conventi odierni. Ai compiti previsti dalla regola si sono aggiunti quelli di parroco, insegnante di religione, assistente spirituale per i giovani, assistente agli esercizi spirituali, studioso e molti altri ancora. Vale sempre infatti il principio di San Benedetto "affinché in ogni cosa sia glorificato Dio" (RB 57,9)